….a preparare i topinambur

 

I topinambur sono ben strani: assomigliano alle patate ma hanno il sapore del carciofo. Gli Inglesi li chiamavano i “carciofi di Gerusalemme”. Sono i tuberi di una varietà di girasoli che fiorisce in autunno ed è possibile raccoglierli – o trovarli al mercato – da metà novembre per tutto l’inverno.
Sono originari del Nord America – dove vengono chiamati pere di terra – e sono così infestanti che ormai si trovano ovunque: è sufficiente un terreno incolto e sassoso perché crescano in abbondanza. Anche nei nostri orti.
Bitorzoluti e ricoperti da una buccia rossastra hanno la polpa bianca e farinosa, proprio come le patate. E come le patate si cucinano: lessi e poi passati oppure tagliati a fettine e quindi trifolati,  fritti, al forno o stufati. Ma hanno una marcia in più rispetto alle patate: possono anche essere consumati crudi. La loro morte è con la bagna caoda, la tipica salsa piemontese d’aglio e acciughe.
Un unico neo: sono noiosi da pulire, ma tutto si supera in vista della soddisfazione finale.

 

Scegliete sempre topinambur sodi e con la buccia chiara, sono i migliori. Lavateli per eliminare la terra ed asciugateli. Tagliate via i bitorzoli con un coltellino – li spellerete poi uno ad uno con il coltello – e sbucciate il topinambur con il pelapatate.

 

 

Immergeteli subito in acqua fredda perché anneriscono. Infine affettateli o tagliateli a cubetti e procedete con la cottura scelta.

 

 

Se si volesse cuocerli al forno,  prima bisogna sbollentarli in acqua bollente salata per 5′.

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